Vista e postura nei bambini: perché occhi e corpo lavorano insieme

Quando un bambino si avvicina molto al quaderno, inclina spesso la testa, si piega sul banco o assume una posizione insolita mentre legge, non sempre è soltanto una questione di postura. A volte, dietro quel comportamento, può esserci anche il modo in cui sta utilizzando la vista.

Occhi e postura possono sembrare due aspetti completamente diversi, ma in realtà fanno parte dello stesso sistema di orientamento e movimento.

Il nostro cervello utilizza le informazioni provenienti dalla vista, dall’apparato vestibolare e dalla sensibilità del corpo per mantenere l’equilibrio e organizzare la posizione del corpo nello spazio. Nei bambini questo sistema è ancora in fase di sviluppo.

Per questo, soprattutto durante l’età scolare, osservare come un bambino legge, scrive, guarda uno schermo o si muove può fornire informazioni interessanti.

Una postura insolita non significa automaticamente che ci sia un problema visivo. Ma può essere un segnale che vale la pena osservare.

Gli occhi influenzano il modo in cui ci muoviamo

La vista non serve soltanto a “vedere bene”.

Ci aiuta a capire dove siamo, quanto siamo lontani da un oggetto, come orientarci nello spazio e come mantenere l’equilibrio.

Quando camminiamo, corriamo, saltiamo o semplicemente stiamo seduti, il cervello integra continuamente informazioni visive con quelle provenienti dall’orecchio interno e dai recettori presenti nei muscoli e nelle articolazioni.

Anche nei bambini è stato osservato che modificare le informazioni visive può influenzare il controllo posturale.

Questo rapporto diventa particolarmente interessante quando esistono alterazioni della visione binoculare, come strabismo o ambliopia. La letteratura scientifica suggerisce infatti che queste condizioni possono essere associate a differenze nel controllo posturale e nell’equilibrio.

Quando la postura può essere una “strategia” degli occhi

Immaginiamo un bambino che deve leggere una pagina.

Per farlo, deve mettere a fuoco le parole, mantenere gli occhi coordinati e orientare correttamente lo sguardo.

Se qualcosa nella visione rende questo compito più difficile, il bambino può inconsapevolmente cercare una posizione che gli permetta di vedere meglio o di mantenere più facilmente la visione.

Può quindi:

inclinare la testa;
avvicinarsi molto al libro;
girare leggermente il volto;
assumere una posizione asimmetrica;
cambiare frequentemente distanza dal testo;
chiudere o coprire un occhio;
strizzare gli occhi.

Non significa che ogni bambino che assume una di queste posizioni abbia necessariamente un problema alla vista.

Significa che un comportamento ricorrente merita di essere osservato e, se necessario, approfondito.

Alcuni studi hanno infatti rilevato associazioni tra anomalie della visione binoculare e posture anomale della testa nei bambini.

Occhi e postura: una relazione a doppio senso?

È importante evitare una semplificazione: non possiamo dire semplicemente che “la vista causa una cattiva postura”.

Il rapporto è più complesso.

Una difficoltà visiva può portare un bambino ad adottare determinati atteggiamenti posturali per cercare una posizione visivamente più confortevole.

Allo stesso tempo, abitudini posturali, arredi non adeguati e posizioni mantenute troppo a lungo possono influenzare il comfort durante le attività da vicino.

Una ricerca preliminare pubblicata nel 2025 su bambini tra 7 e 11 anni ha trovato associazioni tra alcuni parametri visivi e caratteristiche dell’allineamento posturale. Gli stessi autori sottolineano però la natura preliminare dello studio.

Per questo è meglio parlare di relazione tra sistema visivo e sistema posturale, piuttosto che di un rapporto causa-effetto semplice.

Il banco di scuola può fare la differenza

Passiamo molte ore seduti.

A scuola, durante i compiti, mentre leggiamo, disegniamo o utilizziamo un tablet.

Una postazione non adeguata può favorire posizioni poco confortevoli:

schiena curva, testa molto inclinata, spalle sollevate e libro troppo vicino al viso.

Ma attenzione: vedere un bambino curvo sul banco non significa automaticamente che abbia un problema alla vista.

Potrebbe semplicemente essere necessario correggere l’organizzazione della postazione.

Il tavolo e la sedia dovrebbero essere adeguati alla sua altezza e permettere di lavorare senza dover continuamente flettere il collo o avvicinare eccessivamente il viso al materiale.

“Si avvicina tantissimo al quaderno”: quando preoccuparsi?

È una delle osservazioni che molti genitori fanno.

Il bambino legge con il viso molto vicino al libro.

In questo caso non bisogna saltare immediatamente alla conclusione che abbia un problema visivo.

Ma se il comportamento è frequente, soprattutto se accompagnato da altri segnali, può essere utile parlarne con il pediatra e programmare una valutazione visiva appropriata.

Tra i comportamenti da osservare possiamo includere:

avvicinarsi molto ai libri;
perdere spesso il punto durante la lettura;
inclinare frequentemente la testa;
lamentare mal di testa dopo attività visive prolungate;
affaticarsi rapidamente durante lettura o scrittura;
strizzare frequentemente gli occhi;
coprire un occhio;
avere difficoltà a mantenere l’attenzione sul testo;
mostrare difficoltà durante attività che richiedono coordinazione occhio-mano.

Non sono diagnosi.

Sono semplicemente segnali che possono meritare attenzione.

La vista è importante anche nello sport

Il rapporto tra vista e postura diventa ancora più evidente quando il bambino fa sport.

Correre, saltare, prendere una palla, calciare, cambiare direzione o mantenere l’equilibrio richiedono una continua integrazione tra informazioni visive e movimento.

La visione contribuisce infatti all’organizzazione dei movimenti e alle abilità motorie. Una recente revisione della letteratura ha evidenziato il ruolo della visione nello sviluppo delle capacità motorie fini nei bambini, soprattutto quando sono presenti alterazioni della visione binoculare.

Per questo vista, movimento e sport non dovrebbero essere considerati compartimenti separati.

Un bambino che pratica attività fisica sta anche allenando il rapporto tra ciò che vede e il modo in cui il suo corpo reagisce a ciò che vede.

E gli smartphone e i tablet?

Qui è importante distinguere due questioni.

La prima riguarda la postura.

Guardare a lungo uno smartphone tenendolo molto in basso può portare a mantenere collo e testa in una posizione poco naturale per periodi prolungati.

La seconda riguarda la salute visiva.

Il lavoro prolungato da vicino può essere impegnativo per il sistema visivo e, soprattutto nell’infanzia, è importante non trasformare le attività da vicino in un’attività continua senza pause.

Ma non bisogna demonizzare la tecnologia.

Il problema non è semplicemente “tablet sì o tablet no”.

È il modo in cui viene utilizzato, quanto tempo viene dedicato alle attività da vicino, quanto movimento viene fatto durante la giornata e quanto tempo viene trascorso all’aperto.

Il movimento è un alleato

Un bambino non dovrebbe trascorrere l’intera giornata seduto.

Alternare momenti di studio e attività da vicino con movimento, gioco e attività all’aperto è importante per lo sviluppo generale.

E qui torniamo alla filosofia di AkraSport.

Lo sport non serve soltanto a diventare più forti o più veloci.

Serve anche a far conoscere al bambino il proprio corpo.

Correre, saltare, arrampicarsi, lanciare, prendere, mantenere l’equilibrio e cambiare direzione sono esperienze attraverso le quali il bambino sviluppa una relazione sempre più ricca tra percezione e movimento.

Non correggere continuamente il bambino: osserviamolo

Quando vediamo nostro figlio seduto male, la reazione più immediata è spesso:

“Stai dritto!”

Ripeterlo continuamente potrebbe però non essere la soluzione.

Prima bisognerebbe chiedersi:

La sedia è adeguata?
Il tavolo è della giusta altezza?
Il libro è troppo vicino?
La luce è sufficiente?
Il bambino vede bene?
Si stanca durante la lettura?
Passa troppo tempo senza cambiare posizione?
Ha bisogno di una pausa?
Assume sempre la stessa posizione anche quando svolge altre attività?

Osservare prima di correggere può aiutarci a capire meglio il problema.

Quando è opportuno fare un controllo?

Se un bambino assume frequentemente una postura anomala della testa, mostra difficoltà durante la lettura, si avvicina moltissimo ai testi, riferisce disturbi visivi o presenta difficoltà di coordinazione, è opportuno parlarne con il pediatra e valutare un controllo della vista.

In presenza di problemi specifici, possono essere coinvolti professionisti diversi: pediatra, oculista, ortottista, fisioterapista o altri specialisti, a seconda della situazione.

L’obiettivo non è trovare a tutti i costi una relazione tra vista e postura.

È capire perché il bambino si comporta in quel modo.

La prevenzione comincia dalle piccole cose

Non servono grandi rivoluzioni.

Possiamo aiutare i bambini attraverso alcune semplici abitudini:

👀 Controllare la vista

Effettuare i controlli indicati per l’età e approfondire eventuali segnali anomali.

🪑 Curare la postazione

Una sedia e un tavolo adeguati aiutano il bambino a studiare in una posizione più confortevole.

📖 Evitare di lavorare troppo vicino

Il materiale di lettura dovrebbe essere mantenuto a una distanza confortevole.

⏸️ Fare pause

Alternare le attività da vicino con momenti di movimento e di osservazione a distanza.

🏃 Muoversi ogni giorno

Il movimento è fondamentale per lo sviluppo motorio e per il benessere generale.

🌳 Stare all’aperto

Il tempo trascorso all’aperto è un elemento importante di uno stile di vita sano e, in particolare per la salute visiva dei bambini, merita attenzione.

🏀 AKRASPORT CONSIGLIA

Guardare bene significa anche muoversi meglio. E muoversi significa conoscere meglio il proprio corpo.

Quando si parla di bambini, vista, postura e movimento non dovrebbero essere considerati mondi separati.

Un bambino che inclina la testa, si avvicina molto al libro o assume una posizione insolita non va immediatamente “corretto”.

Va osservato.

Perché dietro una postura può esserci semplicemente un’abitudine, una postazione non adeguata oppure, in alcuni casi, un modo con cui il bambino sta cercando inconsapevolmente di compensare una difficoltà visiva.

La cosa più importante è non fare diagnosi a casa, ma riconoscere i segnali e rivolgersi ai professionisti giusti quando qualcosa non convince.

Occhi, corpo e movimento: una squadra

Il bambino impara a conoscere il mondo anche attraverso ciò che vede e attraverso il modo in cui il suo corpo risponde a ciò che vede.

La vista contribuisce all’orientamento e al controllo posturale; il movimento arricchisce l’esperienza visiva e motoria.

È un sistema complesso, nel quale occhi, cervello e corpo collaborano continuamente.

Ed è proprio per questo che educare un bambino al movimento significa anche aiutarlo a conoscere il proprio corpo.

Perché crescere bene significa imparare a guardare, muoversi e stare nel mondo.

AkraSport. Lo sport ci unisce.

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